Giampaolo Dossena dizionario dei giochi con le parole



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cui parla lui. "Pangramma" proba-

bilmente è un'etichetta più sfortunata di altre. Gustav René Hocke

(il Manierismo nella letteratura, Il

Saggiatore, Milano 1965, pp. 35,

4O) parla a volte di "artifici pangrammatici" per indicare non si sa

che, a volte di "poesia pangrammatica" per indicare un abbecedario.

ECSL:65 dice che nel tautogramma

sono in gioco i fonemi iniziali: no,

sono in gioco le lettere, lo dice la

parola, tautogramma. In quei microtautogrammi che sono i giochi

di poker con le parole la differenza salta all'occhio.

231 \telegrafo senza fili - Si gioca sedendo in cerchio. Meglio se si è in

tanti. Ben vicini l'uno all'altro, seggiole accostate. Il primo giocatore,

scelto a caso, sussurra velocemente una breve frase all'orecchio del

vicino. Blando erotismo dello sfiorar con le labbra l'orecchio della vicina. Blando, mica tanto. Provate con una signora che porta la veletta.

Ciascuno a sua volta sussurra la stessa frase all'orecchio dell'altro vicino. Sussurra quel che ha capito.

(Vicino di destra o vicino di sinistra? Io direi a colpo sicuro vicino di

destra perché l'orecchio sinistro è più sensibile; ma la questione è

grossa. Si gira in senso antiorario?)

Passando di bocca in bocca la frase si trasforma, si deforma. Casualmente. o intenzionalmente, maliziosamente.

Quando arriva all'orecchio dell'ultimo giocatore, che la ripete ad alta

voce, è un'altra (il primo giocatore la enuncia a sua volta nella forma

primitiva). Non vuol più dire niente, o vuol dire qualcosa di diverso.

Magari il confronto fa ridere. Basta aver voglia di ridere. Robert Musil racconta quanto segue:


Ulrich ricordava un'esperienza analoga, al tempo del servizio militare,.

gli uomini dello squadrone cavalcano a due a due, e si ripete l'esercitazione "trasmettere un ordine", che consiste nel sussurrarsi di orecchio in orecchio un ordine dato a bassa voce,. se in testa si comanda "il sergente preceda la colonna", in coda ne viene fuori "otto uomini siano fucilati" o qualcosa di simile. Nello stesso modo si fa la storia.


Si può adoperare una frase famosa, un proverbio, un modo di dire,

un pezzo di canzone o filastrocca, il titolo di un film o di una storia televisiva.

Il nome del gioco sarà successivo al 1896 (data in cui Guglielmo

Marconi brevetta la radiotelegrafia), ma probabilmente il gioco è più

antico. Girolamo Bargagli (1537) descrive un gioco "del proposito"

che assomiglia a questo, e forse sono consimili altri giochi su cui abbiamo informazioni insufficienti (il "giuoco lieto" a cui accenna Ludovico Ariosto, il "parlarse in rechia" di Andrea Calmo). Esattamente questo gioco è descritto in un libro inglese del 1881 col nome di Russban gossip e definito "abbastanza recente".

Questo gioco può a volte essere confuso col telegramma perché i

nomi si assomigliano.

Una variante di questo gioco è vanno tardi Piedone e Calibano.
nota:

In certi giochi si gira in

senso orario, in altri in senso antiorario. L'identica alternativa si presenta

anche in altre attività degli umani.


232 \telegramma - Variante della vespa. Si può fare da soli, oppure

in due o più persone, con carta e matita. Scelte a caso alcune lettere,

le si scrive in verticale sulla sinistra del foglio e si cerca di utilizzarle

come iniziali di altrettante parole che formino una frase di senso più

o meno compiuto in stile telegrafico (tralasciando articoli e preposizioni).

Possiamo partire dalle iniziali delle parole di una qualsiasi frase più o

meno nota. Per esempio, dai primi versi dell'Inferno di Dante Alighieri:


Nel

Mezzo


Del

Cammin


Di

Nostra. . .


Non

Mandare


Domani

Cappuccettorosso

Dalla

Nonna...
Può a volte essere confuso col telegrafo senza fili per la larga sovrapponibilità delle due parole telegramma e telegrafo.


233 \telescòpico - Si può definire "telescòpico" il meccanismo di certi

giochi di parole per cui sembra che alcuni elementi possano "entrare" in altri sparendo alla vista, accorciando la parola (come in certi dispositivi meccanici si hanno elementi tubolari capaci di scorrere

uno nell'altro: forcelle di motociclette, bicchieri tascabili, e certi tipi

di cannocchiali, o, appunto, telescopi). Vedi illustrazione n. 68.

è perfettamente telescòpico il meccanismo di giochi come pretetesa-pretesa e casco-scovolo-cavolo.

è grosso modo telescòpico il meccanismo di "breakfast + lunch =

runch", delle parole-valigia, di "familiari + milionari = familionari e lapsus analoghi.
234 \tempio-empio - Prendete la parola "tempio". Usando carta-e-matita, o i tasselli dello Scrabble-Scarabeo, tagliatela in due fette: da una parte la lettera iniziale T, dall'altra parte quello che resta. Se buttate via la lettera iniziale T, resta "empio", e non è un brutto risultato, perché l'empio non va nel tempio, oppure l'empio profana il tempio ecc. Meglio ancora, escatologico-scatologico.

Nella classificazione dei giochi di parole siamo al punto Q: taglio

e detrazione di un elemento.

Speculare alla detrazione di un elemento è l'aggiunta di un elemento:

da "empio" si può passare a "tempio" aggiungendo una T iniziale, a

carta-e-matita o coi tasselli dello Scrabble-Scarabeo. Gli esempi che

seguono sono visti come tagli con detrazione, ma specularmente valgono tutti anche come esempi di taglio con aggiunta. Si può giocare

in tanti modi.

Si può detrarre (o aggiungere) una lettera iniziale, mediana o finale;

può essere una lettera consonàntica o vocàlica. I casi dunque possono essere 6. Li incolonniamo, accompagnandoli coi termini che indicano fenomeni linguistici da non confondere coi giochi di parole, anche se i meccanismi sono gli stessi.3


1. Tempio-empio

2. ostile-stile

3. caRne-cane

4. borioso brioso

5. maiS-mai

6. sportA-sport


1. empio-Tempio

2. stile-ostile

3. cane-caRne

4. brioso-borioso

5. mai-maiS

6. sport-sportA


aferesi

apòcope


sincope

pròtesi


epèntesi

paragòge
Noterete che "tempio-empio" fanno rima. Non pochi fra i giochi di

questa famiglia sono matrici di rima.
1, 2. Tempio-empio, ostile-stile.

Per sottilizzare, abiamo casi in cui cade una lettera iniziale vocàlica

o consonantica, e cambia o resta lo stesso il numero delle sillabe, e

cambia o resta la stessa la posizione dell'accento. Si potrebbe fare (è

stata fatta) una ordinata tabella (i casi possibili sono 16) ma metto

tutto in un calderone, in un gran finale da circo equestre, e chi vuole

distinguere distingua:
est-st, iodio-odio, tempio-empio, creato-reato, òdio-dio, àio-io, Lutèro-ùtero, tremòre-rèmore, eterno-terno, eolio-olio, nei-ei, sciò-ciò, òbolo-bòlo, to-o, gorgoglio-orgòglio, smània-mania.
Abbiamo qui storie interessanti. La più famosa è quella del Golem. Secondo una leggenda ebraica dell'Europa orientale, un

rabbino ha costruito una statua d'argilla in forma d'uomo e ha

trovato il modo di infonderle la vita, scrivendole in fronte la parola Emet, che significa "verità". In un riassunto che ha fatto Borges,
il Golem cresce. Vi è un momento in cui è tanto alto che il suo padrone non può più raggiungerlo. Gli chiede di allacciargli le scarpe.

Il Golem si china e il rabbino soffia e riesce a cancellare la prima

lettera di Emet. Rimane Met, "morte". Il Golem si trasforma in

polvere.


Secondo alcune fonti il fatto si collocherebbe a Praga nel 1580.
La storia più sottile è quella che racconta Lucrezio, analizzando

le due parole "lignis" (alativo plurale di "lignum = legna") e

"ignis" nominativo singolare: "il fuoco"). Parlando in termini atomistici,
ti avvedi ora - come ti dicevo poco fa - della grandissima importanza

che spesso prendono per gli stessi elementi sia i miscugli che formano

tra loro, sia le posizioni che occupano reciprocamente? e comprendi che

possono, con leggeri cambiamenti, creare ugualmente la legna e ilfuoco...


Una storia interlinguistica, mista di latino e etrusco, si legge in

Svetonio e in Dione Cassio. Nel Foro di Roma un fulmine cancella, sul basamento della statua di Augusto, la prima lettera della parola "Caesar: Cesare". Gli aruspici predicono che l'imperatore morirà entro 100 giorni (il che awiene). Infatti in latino C significa 100 e le lettere rimanenti, "aesar", in etrusco vogliono dire "dio".

Coppie analoghe: "ovis-vis, caper-aper, navis-avis, taurum-aurum"

(pecora-forza, caprone-cinghiale, nave-uccello, toro-oro: questa funziona anche in italiano). Il Caramuel ne fece una collezione adorna.

"togli l'elmo al bimbo, ti si spalancherà davanti la primavera" ("puer

uer" da leggere "ver").

Giovanni Pascoli immagina che Ulisse porti un remo in spalla e vada

e vada fin che arriva in una regione così lontana dal mare che nessuno ha mai visto un remo, e credono che Ulisse porti in spalla una pala:

E disse: Uomo terrestre, ala! non pala!

perché il remo fa volare sulle acque. Già Emanuele Tesauro aveva

notato che in latino "ala" con l'aggiunta di una P serve a scavare

con l'aggiunta di una M ("mala = mascella") serve a mangiare, canta

se le si toglie l'A ("la", nota musicale), piange se si toglie anche la L:
Confrontiamo una frase dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni,

capitolo 37, nella edizione del 1825-27 e in quella del 1840:


E quella rabbia contro don Rodrigo, quel rangolo maladetto che esacerbava tutti i guai e avvelenava tutti i conforti, sterpato anche quello.

E quell'odio contro don Rodrigo, quel rodio continuo che esacerbava

tutti i guai, e avvelenava tutte le consolazioni, scomparso anche quello.
Alla allitterazione "Rabbia-RAngolo" viene sostituito "odio-rodìo",

gioco di parole più sottile.

Ippolito Nievo, coi primi capitoli delle Confessioni di un italiano, ha

scritto alcune tra le pochissime pagine dell'ottocento italiano di cui

si possa consigliare la lettura a un ragazzo che viva in Mongolia o in

Patagonia: e stanno in piedi pur se tradotte in una lingua lontana.

Però anche Ippolito Nievo era un autore dell'ottocento nostrano;

trascinato un po' dal gusto della rima, un po' dal gioco di aggiunta

iniziale di lettera consonàntica, ebbe il coraggio di scrivere questi

versi, per definire la città di Milano:


Un tempio, un uomo:

Manzoni, il Duomo!


Il punto esclamativo è nel testo.

Lo slogan garibaldino (bella roba) "o Roma o morte" si prestò ad essere ridicolizzato ai tempi della Marcia su Roma (1922) in riferimento alla stazione ferroviaria che si trova prima di arrivare alla Città

Eterna (bella roba): "o Roma o orte". Saggezza popolare: "impara

l'arte e mettila da parte". Cinismo popolare: "senza arte né parte":

non conoscere nessun mestiere e non avere l'appoggio di un partito.

Per restare a Roma, "Gaude et aude, Marte non arte, per castra ad

astra".

Eliminando ripetutamente l'iniziale si ha la " decapitazione progressiva" studiata alla voce logogrìfo.



Nelo Risi e Andrea Zanzotto hanno giocato in vari modi su "iodio-odio-Dio-io-o"; Anacleto Bendazzi ha saltato i primi due passaggi:
Quando in un mio progetto

a cooperator non prendo DIo

e l'inizial rigetto

del nome suo per comparir sol Io,

anch'egli allor severo

l'inizialfa ch'io perda, e resta o.


A leggere "zero" e non "o", dovrebbero aiutarvi il metro, la rima e il

carattere di stampa. Sulla differenza fra zero e o maiuscola ci intratteniamo alla voce tastiera.

Può sembrare pedanteria eccessiva osservare che nel nesso "odio-dio" cade la vocale iniziale e si sposta l'accento. Questo però è esattamente lo schema di un gioco di Ciro di Pers, che mi sembra bello:

"Iride ride".


La coppia "Vangelo-angelo" è un gioco di parole (inficiato, per chi

presume di saper di greco, da una equipollenza). La coppia

"Evangelo-vangelo" invece è una variante di forma.
3, 4. caRne-cane, borioso-brioso.

Come sopra, chi vuole distingua:


cremare-creare, braci-baci, arringa-aringa, sùdino-suino, viltà-vita, Giovanni-gióvani, finocchi-fiocchi, questùra-quèstua, arpia-ària, assólo-àsolo (Asolo); bianco-banco, borioso-brioso, fiàschi-fischi, area-ara, sicuroscuro, salùto-sàlto, Trièste-triste.
Per "Giovanni-giovani" c'è una nota di Carlo Emilio Gadda all'Incendio di via Keplero:
"Gioànn, gioannin" vien chiamato dai muratori lombardi il garzone o

aiuto, secondo una curiosa contaminatio dei due ètimi, l'onomastico

Giovanni, che è nome generico di maschio, e il sostantivo giovane, da

cui giovannino, che equivale l'italiano giovinetto.


Nel sottogruppo del "salùto-sàlto" (detrazione di vocale mediana

con diversa posizione dell'accento e perdita di una sillaba) va

l"'oblìo-oblò" di Toti Scialoja.
abbiamo qui il tormentone "amore-a moRte", che compare in tanti

autori, da Meo abbracciavacca a Dante Alighieri e s'intreccia coll'altro tormentone, amaro-amore:


amore amaro a morte m'hai feruto;

se la vertù d'amore a morte move.

Federico dall'Ambra e Guittone d'Arezzo ci pensano e ce lo spiegano:
guarda s'amore a morte s'apareggia;

amore quanto a morte vale a dire.


Bisognerebbe citare per intero il sonetto di Guittone che comincia

"Amor dogliosa morte si po' dire" ma è tempo di cambiar aria.

abbiamo una storia quasi piccante. Nella canzone Creola, 1926, di

Ripp (Luigi Miaglia), i versi originali dicono:


Creola,

dalla bruna aureola,


alludendo al nimbo di capelli neri di questa bellezza pagana, angelicando la diavolessa. Alcuni tra quanti cantavano questa canzone dicevano:
Creola,

dalla bruna areola,


e il fissarsi dello sguardo su questa regione della mammella al cui

centro si situa il capezzolo aggiungeva un tocco sensuale non dissonante dall'idea che la creola se ne stesse mezza nuda. Testimonia Luigi Meneghello:


La mamma stessa, e la Jovanka slava, cantavano a volte un ritornello

di cui apprezzavo molto sia l'aria sia le parole. Diceva Creola dalla

bruna reola. Seguivano altre belle parole, ma quelle prime bastavano.

Le creole hanno un nastro lilla attorno alla fronte, e la pelle scura; sono vestite di velo, e sotto s'intravede la rèola bruna bruna. L'odore di creolina si nota appena.


In Veneto cade non solo la U di "aUreola", per dar "areola"; cade

anche la A di "Areola". Etimologicamente, "creolina" vien da "creolo" proprio per via del colore.'

In una canzone ancor più famosa, Come pioveva, 1918, di Armando

Gill (Michele Testa), un verso famosissimo diceva:


C'eravamo tanto amati.
Più di mezzo secolo dopo era ancora nell'orecchio di chi intitolò un

libro C'eravamo tanto a(r)mati."

Nel romanzo Naso di cane di Attilio Veraldi (autore che sembrerebbe

insospettabile) si legge:


E tuttavia, ragionava, dove c'è impudenza c'è imprudenza.
"Prender fischi per fiaschi" è modo proverbiale; "coniglio d'amministrazione" è modo di dire diffuso (attribuito anche a Roberto Calvi, per indicare la pusillanimità di certi consigli d'amministrazione).

Quando intitolò un suo libro Le cosmicomiche Italo Calvino giocava

su " coSmiche-comiche" .

Napoleone, per rendere il suo cognome un po' meno italiano, lo trasformò da "Buonaparte" in "Bonaparte", con detrazione della U: che in questo caso è semivocàlica o semiconsonantica. Non siamo né

al "ca-Rne-cane", dove è in gioco una consonante, né al "borioso- brioso", dove è in gioco una vocale.

Consideriamo ora il caso "caRne-cane", dal punto di vista del "canecaRne", cioè dal punto di vista del taglio, "ca-ne", con aggiunta, "caR-ne". Ci sono casi particolari di aggiunta, quando si aggiunge una

lettera consonantica a un'altra lettera consonantica, identica, già presente. In "caNe" c'è la N, possiamo aggiungere un'altra N, e abbiamo "caNNe". In casi del genere è possibile parlare di "raddoppiamento". I casi sono almeno 14:
I. liBra-liBBra,

II. eCo-eCCo,

III. luCi-luCCi,

IV riDa-rtDDa,

V tuFo-tuFFo,

VI. leGa-leGGa,

VII. moGio-moGGio,

VIII. moLe-moLLe,

IX. graMo-graMMo,

X. caNe-caNNe,

XI. ruPe-ruPPe,

XII. caRo-caRRo,

XIII. graTo-graTTo,

XIV aVito-avvito.


Sono esempi trovati a tavolino, ma se ne trovano di vivi, in letteratura. Ecco Ciro di Pers, e un anonimo citato da Federico Mininni:
Penna, don di colei che mi dà pena;

mentre sta fra le gemme, egli pur geme.


Già qualcuno fra questi 14 casi funziona solo all' occhio ("léga-lègga"). Altri due casi, che porterebbero il totale a 16, vanno presi con le molle:

XV caSa-caSSa funziona solo se pronunciamo "caSa" alla fiorentina,

con S sorda.

XVI. viZi-viZZi, plurali di "vizio" e di "vizzo". C'è Z sorda fra due

vocali: e gli esperti dicono che la Z sorda intervocàlica è sempre doppia. Lo stesso awiene per Z sonora (raZZa), SC (aSCia), GN (peGNo), GL (fiGLIo). Voi potete dire che sentite una Z sola in "viZi"

e due Z in "viZZi", ma sarà meglio che non insistiate. oltretutto "vizi-vizzi" è prezioso come raro esempio di omòfono non omògrafo, un rarissimo calembour italiano. Una strofetta anonima fiorentina, oscena senza essere sboccata, dice:


ma quando dessi si fan mosci e vizzi

più variopinti fioriscono i vizi.

I 15 casi enumerati sopra, da "libra-libbra" a "casa-cassa" sono

coppie minime.

Specularmente, l'inverso del "raddoppiamento" è lo "scempiamento": 15 casi da "libbra-libra" a "cassa-casa". Nel Veneto e in altre regioni settentrionali un diffuso fenomeno linguistico è lo "scempiamento [della geminata]" per cui ad esempio "traduttore" diventa "tradutore" (e questo ci serve per la voce lava-leva, sul finire).'

Una bizzarria ignota agli enigmisti italiani è quella del "doppio raddoppiamento": elisi-ellissi. Si possono fare giochi sillabici: "corvo-corsivo" o con più lettere: "amore-amARore".'


5, 6 maiS-mai, sportA-sport

Come sopra, chi vuole distingua: "mais-mai, visìr-visi, mai-ma,

ormai-órma, sporta-sport, manìa-mani".

Dice Gigi Cavalli:


L'Impero Romano
E di là Neron si bea

fra le poppe di Poppea


("poppe-poppeA"). Variazioni di Giorgio Calcagno:
Sulle poppe di Poppea

batte il sole a mezzogiorno

che a Nerone dà l'idea

di un lontano suon di corno.


Vista la povertà di questa famiglia sarà bene che registriate via via

tutti gli esempi in cui vi imbattete, raggruppandoli opportunamente

attorno al piccolo nucleo seguente:
Aden-Ade, alto-alt, avarie-avàri, bara-bar, baro-bar, caid-CAI, carnet-càrne, colòno-còlon, cono-con, dio-di, estero-Ester, fiór-fo, frac-fra, gola-gol, golfo-golf, leggio-lèggi, Madrid-màdri, moschèa-mósche, neo-ne, nono-non, palèo-pàle, pero-per, poster-poste, Persèo-pèrse, radar-rada, raid-rai (raggi), rats-rai, reo-re, Salem-sale, sanie-sani, seme-Sem, setter-sette,

tea-te, tender-tende, tram-tra, trama-tram, travet-trave, vampa-vamp.


Forse vorrete lasciar fuori "cortèo-corte, marèa-mare" per equipollenza?

Torniamo ora a considerare nel loro complesso tutti i casi da 1 a 6.

Alcuni di questi giochi funzionano solo per l' occhio. Avrete visto

varie é diverse da è, varie ó diverse da ò. Spesso cambia la posizione

dell'accento: sono giochi ibridi fra "tempio-empio" e sùbito-subìto.

Nell'enigmistica italiana tutti questi giochi da "Tempio-empio" a

"sportA-sport" vanno sotto l'etichetta di scarto; gli stessi, visti

specularmente da "empio-Tempio" a "sport-sportA" vanno sotto

l'etichetta di zeppa.

Queste etichette non vengono applicate ai giochi di parole, bensì agli

indovinelli le cui soluzioni sono date da questi giochi di parole.

Nell'intestazione è indicato il numero di lettere delle due parole in gioco.

Se da "FattoriA" si passa ad "attori", si applica contemporaneamente una detrazione di lettera iniziale e finale. Con questo meccanismo, in latino, Cicerone conclude una lettera dicendo: ti mando una nave,

"navem", senza prua e senza poppa: "ave", tanti saluti. Nell'insegna

di una drogheria a Rouen il motto latino "Respice fineM" aveva l'iniziale e la finale dipinte in grande, cosicché saltavano all'occhio le lettere centrali, "espice fine".
ibrido di questo "tempio-empio" e del travaglio-giravolta è il

logogrìfo.


nota:

A cura di Maurizio Cabona e

Stenio Solinas, C'eravamo tanto

a(r)mati. Gli anni '70 raccontati da

[autori vari], Edizioni Sette Colori,

Vibo Valentia 1984.

Una bella finezza sarebbe auscultare "canuto-canto" (o viceversa) e

avvertire che la N di "caNuto" è diversa dalla N di "caNto". In effetti

nella versione completa dell' alfabeto dell'AFI sono previsti due segni

diversi per i due diversi suoni, per le

due diverse N, ma generalmente non

se ne tien conto. Lo stesso discorso

si può fare per la cu di "cuore" e la

cu di "quaderno" (cantava Marisa

Del Frate: "scrivevo cuore con la q, /

quaderno con la c / quand'ero piccolina così"). Giuseppe Gioachino

Belli, che aveva orecchio, dovendo

rendere la pronuncia romanesca di

"quattrini" scriveva "cuadrini" .
235 \temurà o temurah. - Tecnica cabalistica (di certe frange della

Qabbalà) per compiere con parole della Bibbia operazioni analoghe

a quelle che intendiamo noi parlando di anagramma.
236 \termini tecnici - Leggete queste righe di Carlo Emilio Gadda:
Aveva detto "verginella", riprendendo il modo a certa galanteria macaronizzante dei primi del secolo, ma in realtà ci aveva in mente altro nome, in sineddoche: e di altro finale, per quanto vezzeggiativo-diminutivo lui pure. Una allitterazione un po' da sin verguenza, grata, comunque, al nostro orecchio di "porcelli": alla quale si scoscende senza volerlo, in idea, ogni volta: previa metatesi (con sincope, sineresi e contrazione), solo a udir il nome d'un nostro oceanista e memorialista oceanico: e magellanico.
Per risolvere l'indovinello bisogna trovare il nome "Pigafetta", applicare alla prima e alla quinta lettera un meccanismo del tipo marchesa-maschera, eliminare la quarta lettera, e mantenere alla terza

lettera il valore duro (per l' occhio, aggiungere un H).

Siccome sa che la sta dicendo grossa, il Gadda fa un polverone di

termini tecnici. "Sineddoche" è la parte per il tutto; allitterazione

è qui semplice gioco di lettere; metatesi è termine tecnico corretto; sincope pure; "contrazione" è lo stesso che sincope; "sineresi" non c'entra.

I termini tecnici di cui ho creduto poter fare a meno nel presente volume sono tanti. Ne indico qualcuno in nota.


237 \tmesi - Al gioco di tremare-tre/mare (che è un bel gioco, letterario e enigmistico) corrisponde, in termini linguistici, il fenomeno della tmesi. Ma dobbiamo stare attenti a non fare confusioni.

Nel gioco di "tremare-tre/mare" le parole in gioco sono 3.

Con la tmesi nel senso linguistico della parola, invece, la parola in

gioco è una sola, e una volta tagliata restano due tronconi morti. Vedremo vari esempi, teniamo buono quello per cui da "ciondoloni" si

cavano "ciondo" e "loni". oppure la parola è una sola, una parola

composta, e una volta tagliata restano le sue due componenti, con i


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